Tasse Trading: qual è la tassazione dei guadagni da trading online?

Come si pagano le tasse di trading? Cosa e quanto devo dichiarare per i guadagni ottenuti?

Guadagnare con il trading online può essere facile ma bisogna sempre ricordare che è necessario pagare le imposte sui profitti ottenuti.

Chi comincia a fare trading spesso rimane stupito dai profitti che riesce ad ottenere, anche partendo da somme davvero molto piccole, comprese tra i 100 e i 250 euro.

Spesso si riesce a guadagnare in unico giorno fortunato di trading online quanto si guadagna in un intero mese di duro lavoro normale. Ognuna di queste entrate, però, dovrà essere dichiarata per pagare le imposte.

In questa guida alle tasse del trading ti spiegheremo:

  • come calcolare e pagare le tasse
  • i riferimenti normativi
  • il supporto offerto dalle migliori piattaforme

Molti trader principianti, ad esempio, fanno trading con OBRinvest o eToro e riescono a ottenere risultati davvero molto buoni, anche se partono da zero. Simili risultati possono portare a entrate rilevanti che vanno poi dichiarate: scopriamo come.

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    Tasse trading: attenzione ai tributi

    Ci sono investitori che ottengono profitti importanti e iniziano presto a dover pagare le tasse sul trading. Questo perché i servizi esclusivi di alcuni broker possono portare a fare entrate anche in tempi brevi:

    • Con eToro, ad esempio si possono copiare automaticamente tutte le operazioni dei trader più esperti, quelli che hanno guadagnato di più nel passato, con il minimo rischio.
    • Con OBRinvest, invece, si ha a disposizione un vero esperto che fornisce indicazioni precise per evitare di commettere errori.

    Guadagnare con il trading online può essere molto soddisfacente, ma non tutti i soldi che arrivano sul conto corrente sono nostri. Perché anche lo Stato vuole la sua parte e bisogna ricordarsi di pagare le tasse sui profitti.

    Pagare le tasse nel trading? Conviene

    Sappiamo bene che la pressione fiscale in Italia è la più elevata al mondo e che le tasse sono la spesa più alta che ogni italiano deve sostenere. Tuttavia, nel caso dei profitti del trading online, il nostro è uno dei regimi fiscali più convenienti. Che si tratti di profitti sul Forex o di plusvalenze da CFD, l’aliquota è solo del 26%.

    Insomma, lo Stato si prende un quarto dei nostri profitti tramite imposta sostitutiva sul reddito. Può sembrare poco in rapporto a quanto prende tra trattenute previdenziali e imposte dirette sul lavoro dipendente o autonomo, ma che sono comunque molti soldi.

    Il bello di questa aliquota è che non varia in rapporto al reddito. Ciò significa che si possono fare 500 euro al mese o 5.000 euro al giorno (come però succede solo ai guru della finanza e dei mercati come quelli di eToro, che riescono a vivere di trading) e l’aliquota sarà sempre del 26%.

    Francamente, non ci dovrebbe essere bisogno di specificarlo, possiamo dire che conviene pagare. 

    Come non pagare le tasse sul trading

    Alcuni credono che lo Stato non abbia modo, di fatto, di controllare i guadagni fatti con i broker, soprattutto se questi hanno sede all’estero. Forse fino a quando i guadagni sono nell’ordine di poche migliaia di euro al mese si è il classico ago nel pagliaio, ma questo gioco non vale la candela di evadere rischiando multe e sanzioni salatissime!

    I controlli per verificare l’origine del denaro presente su un conto corrente ci sono e sono anche severi. Anche per questo è molto meglio dichiarare tutto, anche considerando che il livello di tassazione non è per il momento molto elevato.

    Il nostro consiglio è sempre quello di rinunciare ad una parte dei propri profitti e dormire sonni tranquilli.

    Dobbiamo poi considerare anche il discorso morale. Alcuni traders riescono a guadagnare delle cifre importanti, soprattutto sul medio/lungo periodo, in alcuni casi anche senza disporre di capitali elevati.

    Quando un’attività diventa particolarmente redditizia, le tasse si possono anche pagare e lo si può fare tranquillamente senza gli affanni di chi ha un’impresa, visto che il trading non impone alcun costo di commissione.

    Come si pagano le tasse sul trading

    Passiamo adesso alle considerazioni di tipo pratico: come si pagano le tasse sul trading. Esistono due casi possibili che dipendono dal tipo di inquadramento giuridico della piattaforma di trading online che utilizzeremo per le nostre operazioni.

    Si tratta di una questione prettamente burocratica, perché il livello della tassazione è sempre fisso al 26% dei profitti. Comunque, se la piattaforma di trading che utilizziamo è riconosciuta dallo Stato italiano come sostituta d’imposta, non dovremo fare niente.

    In questo caso si parla di regime amministrato: sarà la piattaforma a occuparsi di sottrarre direttamente il dovuto dal nostro conto di trading e a consegnarlo all’Agenzia delle Entrate.

    Tasse trading in regime dichiarativo

    Se invece la piattaforma non è riconosciuta come sostituto d’imposta le cose sono solo un po’ più complicate ma niente paura.

    In questo caso il pagamento delle imposte (e il calcolo) è a carico del contribuente. Per fare questo calcolo dovrai esaminare tutte le operazioni fatte durante un anno solare (anno precedente) e fare la somma algebrica di profitti e perdite: ovviamente i profitti hanno il segno più e le perdite il segno meno.

    La cifra ottenuta va inserita nell’apposita sezione della dichiarazioni dei redditi e costituisce l’imponibile su cui va calcolata l’imposta del 26%.

    Nella dichiarazione dei redditi, le plusvalenze, o capital gain, che costituiscono redditi originati da rapporto con broker esteri e che costituiscono quindi importi su cui pagare le tasse sul trading devono essere dichiarate nel Quadro RT – Plusvalenze di natura finanziaria, Sezione II, righi da RT 21 a RT 30 del Modello Redditi Persone Fisiche.

    L’inquadramento fiscale di questa particolare tipologia di reddito è quindi quello dei redditi diversi di cui agli articoli 67 e seguenti del TUIR.

    Di solito le piattaforme di trading forniscono tutta la documentazione necessaria, rendendo quindi molto semplice il calcolo per te o per il tuo commercialista.

    Come si vede non è affatto difficile e sarebbe davvero un peccato rinunciare alle possibilità offerte dagli investimenti online solo per evitare di fare qualche calcolo.

    Allo stesso modo, almeno a nostro parere, non ha senso evitare di pagare questa tassa. Di certo non è molto elevata rispetto alle buone possibilità di profitto del trading e ci consente, come detto poco sopra, di dormire sonni tranquilli.

    Tasse sul Trading

    Migliori piattaforme per trading online

    Per tutti coloro che vogliono ottenere il massimo dal trading online, senza rischi e senza pagare commissioni, suggeriamo nei prossimi paragrafi 3 piattaforme:

    Tali piattaforme di broker di trading online non sono sostitute d’imposta. Ciò significa che per pagare le tasse con simili intermediari bisogna farlo in regime dichiarativo. Ma come abbiamo visto la procedura per farlo è molto semplice:

    1. A fine anno solare si richiede al broker il materiale relativo a tutte le transazioni finanziarie effettuate sul proprio conto di investimento. Qui vengono riportate entrate e uscite, profitti e minusvalenze.
    2. Con questa documentazione la soluzione migliore è recarsi dal commercialista e chiedergli di fare la dichiarazione dei redditi.
    3. Il commercialista effettuerà autonomamente il calcolo e chiederà al proprio cliente solo di organizzarsi per versare le tasse al momento opportuno.

    Ricordiamo che se investi sulla Borsa online, puoi godere anche di un’altra agevolazione. Come anticipato, quando nell’anno fiscale precedente si sono subite solo perdite nel bilancio finale, queste spese si detraggono dalle tasse da pagare sui profitti attuali.

    Questo può portare a un grande risparmio nel caso di un anno precedente particolarmente infruttuoso e di un anno successivo in ripresa.

    Tornando sul nostro argomento: perché abbiamo selezionato questi broker se sono in regime dichiarativo? Perché non esistono broker validi e legali che siano sostituti d’imposta autorizzati a operare in Italia. Di conseguenza abbiamo pensato fosse bene parlare qui dei 3 migliori broker con regime dichiarativo.

    eToro

    eToro è veramente uno dei migliori broker per il trading online in assoluto, particolarmente apprezzato dai principianti. Il suo strepitoso successo è dovuto al fatto che consente di copiare, in modo completamente automatico, quello che fanno i migliori trader del mondo, ossia quelli che operano con meno rischi e con maggiori profitti.

    Il Copytrading di eToro, software brevettato, riesce facilmente a individuare questi trader (detti Popular Investor). Il cliente di eToro può selezionare i trader che vuole copiare e sarà il software che si occuperà di replicare, in tempo reale, tutte le operazioni.

    Sei un trader alle prime armi? Hai poco tempo per seguire l’andamento dei mercati? Chi si iscrive su eToro può anche fare a meno del calendario economico, potendo selezionare i migliori trader del mondo da copiare.

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    Attenzione: usiamo la parola cliente in modo improprio, visto che eToro è gratuito al 100% e non applica alcuna commissione.

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    OBRinvest

    OBRinvest è una piattaforma sicura e affidabile, che garantisce la possibilità di operare su tutti i principali mercati finanziari senza pagare commissioni.

    Questo broker rappresenta una grande opportunità per coloro che vogliono cominciare a fare trading online e non vogliono commettere errori. È un broker sicuro, affidabile e onesto, molto conveniente per l’assenza di commissioni e di costi di qualunque tipo.

    Tutti gli iscritti di OBRinvest ricevono gratuitamente l’assistenza di un vero esperto di trading che fornisce loro preziosi consigli e indicazioni.

    Inoltre, chi vuole può scaricare una guida al trading veramente fatta bene, che infatti ha riscosso un successo strepitoso con centinaia di migliaia di download. Come mai tanto successo? Semplice, la guida è gratuita mentre le altre guide disponibili sono a pagamento (e di solito costano tanto).

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    IQ Option

    Eccoci quindi alle prese con un altro dei migliori broker per chi vuole fare trading CFD in criptovalute e molti altri asset, IQ Option.

    Utilizziamo IQ Option da diversi anni (da quanto piuttosto che concentrarsi sui CFD, era leader della negoziazione delle opzioni binarie), e non abbiamo alcun dubbio sul fatto che si tratti di un vero e proprio must per tutti i trader che vogliono ottenere il massimo dalle proprie attività di trading!

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    A proposito di piattaforma di trading, il software che IQ Option ti metterà a disposizione è uno dei migliori del mercato. Semplice ma completo, potrà ben soddisfare sia le esigenze dei trader neofiti, che quelli dei trader professionisti. Il deposito minimo? Il più basso del settore: solamente 10 €.

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    Tasse trading: riferimenti normativi

    Prima di concludere la nostra guida, vogliamo fare un riassunto di quanto detto lasciandovi qualche nozione di stampo più tecnico per approfondire l’argomento.

    I redditi realizzati da una persona fisica, derivanti da operazioni di compravendita di valute estere a pronti sul mercato Forex o altri mercati CFD, costituiscono plusvalenze ed altri proventi.

    Queste plusvalenze derivano da differenziali positivi di contratti aleatori i quali assumono rilevanza reddituale ai sensi dell’articolo 67, comma 1, lett. c-quinquies), del DPR n. 917/86.

    Successivamente, l’articolo 9, comma 7, ex D.Lgs. n. 141/2010 ha modificato l’art. 1, comma 4 del Testo Unico della Finanza (T.U.F.) – D.Lgs. n. 58/1998 –.

    Questo prevede che i contratti di acquisto e vendita di valuta, estranei a transazioni commerciali e regolati per differenza, anche mediante operazioni di rinnovo automatico (c.d. roll-over), debbano essere individuati tra i contratti finanziari differenziali, considerati, pertanto, come strumenti finanziari derivati.

    La Risoluzione n. 102/E/2011 dell’Agenzia delle Entrate, tenendo conto della classificazione sancita dal D.Lgs. n. 141/2010 e recepita dal T.U.F., specifica come:

    analogamente, sono da considerarsi strumenti finanziari riconducibili alla categoria dei contratti “differenziali” quelli di compravendita in valuta che, pur in assenza di clausole contrattuali che prevedano espressamente il rinnovo automatico, presentino caratteristiche tali da consentire di mantenere aperte overnight le posizioni a fine giornata (con conseguente trasformazione della posizione spot in una posizione a termine)”.

    Nel Trading Online, relativamente ai redditi originatisi sul mercato Forex o altri mercati CFD, occorre rifarsi all’articolo 67, comma 1 DPR n 917/86.

    Se tali redditi sono percepiti a soggetto persona fisica, non afferente attività di impresa, tali proventi sono soggetti ad imposta sostitutiva del 26%.

    Questo è quanto ribadito anche dalla stessa Agenzia delle Entrate nella Risoluzione n 102/E/2011.

    Conclusioni

    In questa guida abbiamo visto che fare trading se è profittevole non è esente da tasse. Tuttavia, vista l’aliquota prevista, non possiamo parlare di pressione fiscale asfissiante, soprattutto in rapporto ad altri settori.

    Dal momento che i migliori broker portano ad una tassazione in regime dichiarativo, il consiglio è, se non si è esperti di tributi, di mettersi nelle mani di uno specialista e risolvere il problema a livello tecnico quando si vedono arrivare i primi profitti.

    In questo modo avremo la garanzia di operare nell’ambito della legalità, senza incorrere in problemi fiscali che potrebbero essere di gran lunga peggiori di eventuali perdite che potremmo avere sui mercati. Ricordati di affidarti sempre e solo a broker sicuri e certificati, come:

    A quanto ammontano le tasse sui profitti di trading?

    Le tasse sono pari al 26% dei profitti netti, indipendentemente dal livello di reddito.

    Come si pagano le tasse sui profitti?

    Per i broker che non sono sostituti di imposta, basta farsi dare la dichiarazione relativa all’anno precedente e portarla al commercialista. E’ una procedura comunque facile e veloce.

    Conviene pagare le tasse sui profitti di trading?

    A parte il discorso etico, sì. I profitti di trading possono essere alti e l’aliquota applicata non è elevata. Inoltre si rischiano sanzioni se non si paga.

    E’ importante scegliere broker sostituiti di imposta?

    La maggior parte dei broker che sono anche sostituiti di imposta offrono un servizio pessimo e applicano pensatissime commissioni. I migliori broker disponibili in questo momento non sono sostituti di imposta.

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