Guida pratica ai dividendi: cosa sono e come ottenerli

I dividendi sono il motivo principale per cui si investiva in Borsa nel secolo scorso: piuttosto che realizzare investimenti speculativi sul breve termine, infatti, chi aveva la possibilità di operare sulle Borse Valori puntava ai dividendi.

Grazie ai dividendi, infatti, le azioni erano estremamente convenienti: possedimenti reali che garantivano profitti nel tempo oltre al semplice fatto che il loro valore potesse accrescere. Questo perché i dividendi sono, come si può intuire dal nome, divisioni degli utili di una azienda tra i suoi azionisti.

In questa guida analizzeremo cosa sono i dividendi, quali tipi diversi di dividendi esistono e, soprattutto, se questi risultano essere ancora convenienti e come poterne approfittare.

Nei mercati moderni esistono anche modi alternativi per ottenere profitti dagli investimenti su aziende. A detta di molti utenti uno dei modi migliori per operare su aziende che offrono dividendi sono gli strumenti derivati.

Per questo nella presente guida introduciamo anche broker che offrono strumenti derivati online. Ad esempio la piattaforma di OBRinvest permette di negoziare su azioni Amazon e molte altre.

Ma qui è possibile fare profitti senza dover sperare che i dividendi vengano effettivamente ripartiti tra gli azionisti. Visita il sito ufficiale di OBRinvest e scopri i suoi servizi qui.

Che cosa sono i dividendi

I dividendi sono parti di utili distribuiti da una società ai suoi azionisti. In teoria, chi investe in azioni lo fa per ricevere dividendi.

Una volta redatto il bilancio, sono gli amministratori di una società a decidere se rilasciare o meno dei dividendi, quando farlo e che importo destinare alla distribuzione. Non tutti gli utili sono destinati ai dividendi e, soprattutto, le società non sono affatto obbligate a rilasciarli.

Degli utili totali, infatti, una parte deve essere per legge destinata alla riserva legale, ovvero ad una parte di patrimonio che la società non può reinvestire, ma deve tenere accantonata. Un’altra parte, inoltre, deve essere destinata alla riserva straordinaria per i reinvestimenti o per le esigenze aziendali.

La parte destinata alla distribuzione dei dividendi viene ripartita equamente per il numero complessivo di azioni presenti sul mercato e distribuita o su base annua o su base semestrale. Quella annua è la più comune ma, come si è detto, è anche possibile che la società decida di non rilasciare alcun dividendo.

Un esempio pratico è costituito da Amazon, che fino ad ora non ha mai rilasciato alcun dividendo tra gli azionisti. In questo caso l’unica fonte di profitto è costituita dall’aumento delle quotazioni delle azioni.

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Distribuzioni di dividendi: le modalità

Vi sono tre principali metodi impiegati per la distribuzione di dividendi.

Il più comune è sicuramente il pagamento in contanti: per ogni azione posseduta, l’azionista riceve una quota che solitamente si aggira intorno alle decine di centesimi.

La bassa entità dei dividendi li rende convenienti solo per coloro che riescono ad acquistare un gran numero di azioni (dell’ordine della decina di migliaia).

Se si prende in considerazione, ad esempio, il Vodafone Group, una delle società ad aver rilasciato costantemente dividendi negli ultimi 25 anni, il dividendo annuale del 2019, che verrà pagato il 7 febbraio del 2020, ammonta a 0,15 euro per azione.

Il che significa che per ottenere un discreto profitto dall’investimento bisognerebbe possedere almeno una decina di migliaia di azioni (1500 euro di dividendo). Un simile investimento si traduce, non tenendo conto dei costi di commissione, in circa 1 milione e mezzo di euro (10.000 azioni per un costo medio per azione di circa 150 euro).

Un’altra modalità di pagamento dei dividendi è costituita dal cosiddetto aumento gratuito di capitale, ovvero in un’aggiunta percentuale di azioni nel portafoglio degli azionisti. In questo caso il valore di ogni singola azione cala, in quanto si assiste ad una svalutazione, ma aumenta il loro numero. Secondo questa modalità, chi possiede 10.000 azioni Vodafone si vedrebbe il proprio portafoglio azionario accresciuto del 5%, ovvero essere premiato con altre 500 azioni.

Infine, la modalità meno usata è quella della distribuzione di prodotti aziendali per un valore proporzionale alla quantità di azioni posseduta. Si tratta di una sorta di pagamento in natura.

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Investire in Borsa: conviene puntare ai dividendi?

Puntare ai dividendi se si investe in Borsa non è la cosa migliore da fare se si è alle prime armi. Numerosi sono, infatti, i fattori che ci portano a sconsigliare una simile operazione: in primis si tratta di una fonte di profitto solo e soltanto se si investono grosse cifre di partenza.

Inoltre, come vedremo in seguito, si tratta comunque di proventi che sono soggetti a particolare tassazione. Non per ultimo, decidendo di investire piccole somme all’inizio, la maggior parte delle piattaforme di investimenti permettono di fare trading esclusivamente su strumenti finanziari, ovvero su derivati che non danno diritto ad alcun dividendo.

Come vedremo andando ad analizzare alcune tra le migliori piattaforme a disposizione sul mercato, non si tratta di una perdita poi così grande se confrontata con i vantaggi che il trading online permette di sfruttare.

Plus500: il broker che paga i benefici sui dividendi

È una posizione estremamente originale quella del broker Plus500: rispetto a tutte le altre piattaforme, infatti, Plus500 versa agli investitori i benefici sui dividendi.

Non si tratta di un pagamento dei dividendi in senso tradizionale: essendo strumenti derivati, infatti i CFD non sono connessi alle azioni sottostanti.

Tuttavia il fatto di avere una posizione aperta su un titolo al momento del rilascio del dividendo (stacco della cedola) viene riconosciuto dal broker che versa un beneficio corrispondente all’entità del dividendo rilasciato dalla società e proporzionale all’entità della posizione aperta dal trader.

Si tratta del miglior compromesso disponibile sul mercato tra investimento tramite CFD e distribuzione dei dividendi tra gli azionisti.

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OBRinvest: nessun dividendo ma mille opportunità

OBRinvest è l’esempio tradizionale di come le offerte di un broker superino di gran lunga il vantaggio di ricevere dei dividendi.

Il broker, infatti, compensa il fatto che il trading in CFD non permetta di aver diritto ai dividendi mettendo a disposizione degli utenti una serie di offerte che il trading diretto su azioni non permette.

In particolar modo gli utenti di OBRinvest hanno a disposizione una guida al trading online e segnali di trading completamente gratuiti. La prima è stata considerata il miglior manuale per gli investimenti finanziari mai redatto, con informazioni che hanno un valore di mercato di oltre 3000 dollari.

I secondi, invece, sono analisi realizzate dalla Faunus Analytics, società leader nell’analisi finanziaria, comunicate quotidianamente tramite SMS, e-mail o in chat.

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eToro: perché i dividendi, se hai il Social Trading?

Una domanda più che legittima: perché puntare ai dividendi quando si ha a disposizione il Social Trading?

Lo strumento, del quale eToro è leader mondiale, infatti, permette agli utenti di condividere e copiare liberamente gli investimenti realizzati dai tanti professionisti che operano sulla piattaforma.

Grazie all’implementazione del trading online con processi, dinamiche e strutture proprie dei Social Network, infatti, gli utenti possono sfruttare la miglior forma di Trading Automatico attualmente in circolazione.

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Tassazione sui dividendi

Stando all’articolo 1 (commi 1003 e 1004) della Legge di Bilancio 2018, i dividendi non confluiscono più nella dichiarazione dei redditi della persona fisica, essendo tassati a titolo definitivo.

Pertanto, in base al soggetto che percepisce i dividendi, si stabilisce che:

  • Persone fisiche non in regime di impresa, vi è una ritenuta di imposta del 26%;
  • Per le società di persone e persone fisiche operanti in regime di impresa, vi è una tassazione progressiva IRPEF sulla base imponibile del 58,14%, che si traduce in un’esenzione del 41,86%;
  • Società di capitali e altri soggetti IRES, vi è una base imponibile del 5%, con una corrispondente esclusione del 95%;

In particolar modo ciò che la Legge di Bilancio 2018 ha introdotto è stato che, per quel che riguarda la tassazione per persone fisiche non in regime di impresa, non vi è più distinzione tra partecipazione qualificata o non qualificata.

In entrambi i casi la ritenuta di imposta è del 26%.

Ricordiamo che una partecipazione qualificata al capitale sociale è quella che supera questi limiti:

  • Per le S.p.a. quotate, partecipazioni superiori al 2% dei voti o al 5% del capitale sociale;
  • Per le S.p.a. non quotate o altri soggetti IRES, partecipazioni superiori al 20% dei voti in assemblea ordinaria o al 25% del capitale sociale o patrimonio.

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Dividendi

Conclusioni sui Dividendi

In conclusione, i dividendi appartengono ad una gestione dell’economia ormai in progressivo disuso: essi avevano senso nel mentre che l’economia mondiale era ancora di impianto fortemente industriale. In quel contesto, i dividendi erano lo strumento principale che la società aveva a sua disposizione per ricompensare la fiducia degli investitori.

Con il passaggio dall’economia industriale a quella finanziaria, non sorprende affatto che la maggior parte delle società non distribuisca più con regolarità i dividendi.

Gli investitori, infatti, si concentrano per lo più su strumenti derivati o su operazioni speculative.

Gli investimenti sul lungo termine restano una prerogativa dei cassettisti, capaci di mettere in campo ingenti capitali. I piccoli investitori si concentrano maggiormente sulle piattaforme di trading online che ti abbiamo indicato.

In questo modo possono trarre profitti anche da piccole somme e attraverso operazioni molto più a breve termine. I dividendi sono stati soppiantati da strumenti decisamente più vantaggiosi ed efficienti.

Cosa sono i dividendi?

Una quota degli utili di un’azienda distribuita agli azionisti in proporzione al capitale posseduto.

Come si ottengono i dividendi?

Basta comprare le azioni dell’azienda.

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